I matematici italiani e l'internazionalismo scientifico (1914-1924)

Résumé : Se la Grande Guerra è l'evento principe del decennio 1911-1920, per l'Italia la prova generale avviene proprio all'alba di esso, in singolare coincidenza col cinquantesimo dell'Unità, con la guerra contro l'Impero ottomano, che controllava fra l'altro Tripolitania, Cirenaica e alcune isole del Dodecanneso. È la guerra italo-turca o guerra di Libia, anche se la Libia non esisteva ancora nelle carte geografiche. All'epoca, la corsa alla spartizione del mondo era ormai conclusa. Restavano pochi territori liberi, fra cui la Libia, la cui conquista era considerata, dal governo Giolitti – in crescente difficoltà per gli effetti della crisi economica internazionale del 1907-'08 – capace di superare la " stagnazione ". Nel 1911, tutti i paesi industriali avevano portato il protezionismo a un livello di semi-autarchia. Già fin dal 1908, tutte le potenze che avrebbero partecipato all'ormai imminente conflitto mondiale per una nuova spartizione del mondo erano impegnate nella produzione di guerra. Lo sviluppo industriale italiano era notevolmente rallentato. L'urgenza di trovare nuovi sbocchi si imponeva come una condizione di sopravvivenza per i grandi gruppi finanziari e industriali. La guerra di Libia – dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912 – fu decisa sotto le pressioni dei gruppi industriali e bancari interessati alle forrniture militari e a investimenti nel Levante e in Libia. Mai come durante la guerra libica, la compenetrazione fra politica governativa e iniziative economiche fu più stretta. Uomini d'affari, politici e funzionari statali, alti esponenti della marina militare e dell'esercito condussero assieme le operazioni di maggiore interesse economico. È significativo che, a guerra finita, i negoziati di pace con la Turchia siano stati affidati per l'Italia a Giuseppe Volpi (poi conte di Misurata), non un diplomatico di carriera, ma uomo d'affari 1. Giocando la carta del " prestigio internazionale " , Giolitti e i gruppi dominanti scatenarono una intensa campagna di propaganda tendente ad allargare il consenso e alimentare l'entusiasmo, nel corso della quale la Libia venne presentata come una terra fertile, ricca d'acqua, di commerci carovanieri e di miniere; una " terra promessa " in grado di assorbire la disoccupazione italiana che, nei primi dieci anni del secolo, aveva portato all'emigrazione milioni di lavoratori. In realtà la Libia era una regione immensa, sabbiosa, povera (il petrolio verrà scoperto solo dopo il 1950) e poco popolata. I motivi propagandistici agitati dai nazionalisti e dai circoli colonialisti, e ripresi da quasi tutta la stampa alla vigilia dell'impresa, sono riassunti, a ostilità iniziate, da Giovanni Pascoli nel famoso discorso La grande Proletaria si è mossa: la 1 Era però assistito da due esperti giuristi e politici, Pietro Bertolini e Guido Fusinato. Quest'ultimo morirà suicida subito dopo lo scoppio della Grande Guerra, per l'angoscia di vedere l'Italia venir meno – con la scelta della neutralità – al " debito d'onore " nei confronti della Triplice, e per la consapevolezza dell'impreparazione bellica del Paese, che costituiva comunque un insormontabile impedimento al suo intervento immediato nel conflitto.
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La Matematica nella Societa e nella Cultura-Rivista dell'Unione Matematica Italiana, 2013
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Pietro Nastasi, Rossana Tazzioli. I matematici italiani e l'internazionalismo scientifico (1914-1924). La Matematica nella Societa e nella Cultura-Rivista dell'Unione Matematica Italiana, 2013. 〈hal-01448837〉

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